Autentiche
scene di vita dal cromatismo vivace e insieme denso di mistero. Un naif tutto
sardo quello di Paolo Laconi, che ci mostra quanto l’artista è
legato alla sua terra. Sfondi comuni, già vissuti, emozioni già
sentite nei personaggi da lui raffigurati. Atti di vita quotidiana, di tradizione
e lavoro, visi scavati dalla fatica, smussata, però, dall’aspetto
apparentemente caricaturale ornato da figure immaginarie impregnate di profondi
contenuti simbolici.
Un sole
che splende senza sorriso, annoiato dalla sua quotidianità; la rabbia
dei personaggi dimenticati dal mondo e in particolare dai governanti, che
poco fanno per aiutare chi lavora duramente per guadagnare un solo pezzo di
pane. Per dieci anni acquerellista, realizza splendidi paesaggi della sua
città e della sua isola. Contrasti di luce e ombre, tipiche della serena
luminosità del nostro clima, abbelliscono collezioni private in Italia
e all’estero. Ma è la ricerca di un sentimento più profondo,
di un’emozione più intima, che negli anni ’94 e ’95
hanno spinto l’artista a una vera e propria sperimentazione di nuovi
cromatismi e nuovi stili, dando carattere e identità artistica alle
sue opere. Padronanza del colore e singolare trattamento dei supporti, acrilico
su colla e stucco danno l’impressione di piccoli murales. Dal realismo
fotografico di una bellezza esteriore, in un percorso necessario per la sopravvivenza
artistica, è giunto a celebrare il sentimento umano attraverso ironiche
caricature, che strappano un sorriso ma lasciano in bocca il sapore della
vita vissuta tra mille difficoltà.