Ci
fanno un po’ sorridere ma in fondo riescono a parlare al nostro cuore.
Personaggi caricaturali ispirati alla tradizione popolare sarda, stucchi dal
cromatismo fantastico e personaggi pieni di enfasi: soli raggianti che silenziosi
ascoltano i canti di festa, uccelli che senza paura si posano ai piedi della
gente che balla al ritmo di suoni vocali.
Feste
e sagre paesane ci mostrano un’isola piena di vita, meno isolata che
mai, al centro del Mediterraneo, che ha saputo far sue le migliori tradizioni
popolari di tutte le genti che l’hanno vissuta, a partire dai fenici
fino agli spagnoli.
Paolo ha scavato nel tam tam quotidiano della gente comune, visi affossati
dalla fatica, da una vita trascorsa nei campi con occhi al cielo aspettando
le piogge. Ma alla sera, feste e canti si levano al cielo a ringraziare quel
Dio che la mattina fa sorgere il sole, mentre visi introversi e cupi s’illuminano
con dei sorrisi, cacciatori mostrano la preda del giorno, nelle piazze in
festa chiacchiere e balli empiono di serenità gli occhi perduti della
gente comune.
Paolo Laconi ha raggiunto la maturità artistica proprio negli occhi
dei suoi personaggi, bianchi ma non vuoti. Bianchi perché il bianco
è la semplicità, è l’ingenuità, è
la sincerità di un uomo che vede la vita per quello che è, senza
illusioni e senza pretese, in una parola “serena”. Questi occhi
non hanno direzione ma vedono ovunque, e soprattutto vedono dentro se stessi.